Molti anni fa si chiamava Jugoslavia ed era una delle mete preferite dai vacanzieri, soprattutto italiani e tedeschi. Natura selvaggia, strutture spartane con pochi comfort ma costi irrisori: spesso si spendeva meno a trascorrere una vacanza in Jugoslavia che a rimanere a casa.
La bellezza delle coste, il naturismo e la convenienza economica attirarono grandi flussi turistici fino agli anni Ottanta. In realtà, la storia del turismo jugoslavo comincia già all’inizio degli anni Cinquanta, grazie a un’idea del maresciallo Tito il quale riteneva che ai lavoratori dovesse essere garantito un periodo di vacanza lontano dall’ambiente abituale e quale luogo migliore delle lunghe coste dell’Adriatico?

Furono costruiti strutture alloggiative e sanatori per ospitare gratuitamente i lavoratori. All’inizio queste vacanze pagate furono accolte con un certo sospetto, ma il programma riscosse rapidamente un grande successo. Certo, si stava in vacanza, ma si trascorreva il tempo con le stesse persone con cui si lavorava tutto l’anno. Con il miglioramento delle condizioni economiche, i lavoratori iniziarono però a desiderare esperienze diverse e a conoscere persone nuove. Cominciarono così a soggiornare in altre strutture o presso le abitazioni degli abitanti del luogo.
Negli anni Sessanta si comprese che il turismo poteva diventare una fonte di reddito per il Paese e, soprattutto, un modo per procurarsi valuta straniera indispensabile per il commercio internazionale. Dalla fine del decennio, con l’abolizione del visto d’ingresso, il numero dei turisti stranieri aumentò costantemente. Vennero costruiti alberghi più accoglienti, campeggi e furono migliorate le infrastrutture stradali per facilitare l’accesso alla costa.
Va ricordato che tra il 1960 e il 1980 la Jugoslavia era una discreta potenza economica e industriale. Non essendo allineata con l’Unione Sovietica, rappresentava una sorta di cuscinetto tra Oriente e Occidente e un punto di riferimento per molti Paesi non allineati. Tuttavia era composta da popolazioni appartenenti a diverse etnie, tutte fortemente nazionaliste. Tito fu il collante che riuscì a tenere unita la federazione, ma con la sua morte, nel 1980, gli equilibri iniziarono lentamente a sgretolarsi. Dopo la caduta del Muro di Berlino, nel 1989, la situazione precipitò: le guerre jugoslave devastarono la regione per quasi un decennio, con sanguinosi conflitti per l’indipendenza e il controllo dei territori.
Solo all’inizio degli anni Duemila, raggiunta una pace stabile, il turismo riprese vigore e, salvo qualche inevitabile flessione, continuò a crescere fino ai giorni nostri. Tra il 2000 e il 2020 la Croazia, ormai Stato indipendente, ha puntato con decisione sul turismo, costruendo strutture moderne e favorendo un forte incremento delle presenze. I prezzi non erano più quelli della Jugoslavia, ma risultavano ancora inferiori rispetto all’Italia. Grazie ai suoi oltre 1.700 chilometri di costa e alle migliaia di isole e isolotti, nonostante lo sviluppo turistico, la natura era ancora ben conservata.
Con l’ingresso nell’Unione Europea nel 2013 e con i finanziamenti europei, la Croazia ha migliorato notevolmente la rete stradale e autostradale, rendendo ancora più semplice l’arrivo dei turisti, soprattutto tedeschi, italiani, austriaci, sloveni e provenienti dai Paesi dell’Est. Nel 2023 è entrata nell’area Schengen e ha adottato l’euro.
Cosa è cambiato negli ultimi anni?
Molto. Lo slogan turistico è passato da “La Croazia, il Mediterraneo come era una volta” a “Croatia, Full of Life“, e questo cambiamento racconta bene l’evoluzione del Paese.
Fino a tre o quattro anni fa si respirava ancora l’atmosfera dei vecchi tempi: ristoranti simili a trattorie, piccoli negozi dove mancava sempre qualcosa, proprietari degli appartamenti che ti accoglievano con una palačinka, un bicchierino di grappa o qualche verdura appena raccolta dall’orto. Il naturismo era praticato su moltissime spiagge. Il mare era limpido, un po’ freddo ma ricco di pesci, ricci, oloturie, granchi e numerosi piccoli molluschi. I prezzi erano aumentati rispetto al passato, ma rimanevano ancora accessibili.
Oggi la situazione è diversa. Si trovano supermercati a ogni angolo, ristoranti che puntano a essere gourmet, proprietari degli alloggi che, consegnate le chiavi, spariscono fino al giorno della partenza. Il naturismo si è notevolmente ridotto. Il mare è ancora pulito, forse leggermente più caldo, ma la fauna marina appare decisamente più povera: si vedono pochi pesci, mentre ricci, oloturie, granchi e molti molluschi sono diventati sempre più rari. Anche i prezzi sono aumentati sensibilmente. Alcuni esempi: un litro d’acqua al ristorante costa tra i 4 e i 6 euro; un pranzo normale per due persone, con un antipasto condiviso, due piatti principali, due dolci e bevande, difficilmente costa meno di 80 euro.
La Croazia è cresciuta, si è modernizzata e ha saputo trasformare il turismo nella principale risorsa della propria economia. Tuttavia, insieme al benessere, sembra aver perso una parte di quell’autenticità che l’aveva resa così speciale. La domanda, quindi, rimane aperta: la Croazia per tutto questo sviluppo ha sacrificato parte del suo fascino?
Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2026 by Redazione


