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Natanti italiani all’estero: siamo ancora in alto mare

C’era stata molta esultanza alla fine dello scorso anno per l’emendamento al decreto Made in Italy che riguardava i natanti, cioè le unità da diporto non immatricolate. Ricordiamo che per la legge italiana, caso unico al mondo, le unita da diporto di lunghezza inferiore ai 10 metri non hanno l’obbligo di essere registrate, rientrano quindi nei beni mobili non registrati, come le biciclette.

motovedetta GC
Motovedetta Guardia Costiera Gaetano56, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

La conseguenza è la mancanza di una prova di nazionalità, la difficoltà di stabilire il reale proprietario e l’impossibilita di navigare all’estero.

Essendo beni mobili non registrati per vendere un natante potrebbe bastare anche una stretta di mano tra venditore ed acquirente ma, generalmente, si compila una scrittura privata. Fino ad oggi ciò era un bel problema per chi voleva registrare un natante come imbarcazione dato che la scrittura privata non era accettata come prova di proprietà, ora con l’emendamento sopra detto questo punto è superato e si potrà autocertificare la proprietà.

Un altro punto dell’emendamento è la creazione di un fondo per rottamare i vecchi motori marini alimentati a carburanti fossili per passare ai motori elettrici. Di sicuro è una buona iniziativa anche se non si capisce bene cosa finanziera il fondo: solo il costo per rottamare il vecchio motore?

A proposito di rottamazione avete mai visto quante vecchie barche sono abbandonate in depositi e piazzali? Sono barche non più utilizzabili, che dovrebbero essere demolite ma sapete quando costa demolire la vostra barca? Almeno sui 3.000€ per le piccole barche ma si può arrivare a 6.000€ o anche di più per una di 12/13 metri di lunghezza, senza contare le spese di trasporto fino al cantiere di demolizione. Per questo le barche rimangono abbandonate o peggio vengono affondate tanto del danno per l’ambiente, specie per i natanti, chi lo saprà mai?

Ma forse è impossibile fare qualcosa per questo problema?

Non è vero! In Francia esiste già dal 2019 l’APER La plaisance éco-responsable.

Cosa deve fare un armatore francese che deve demolire la sua barca? Semplice: crea una utenza su APER, compila la domanda di demolizione e sceglie il centro di demolizione più vicino. Il centro provvede a tutta la parte burocratica, quindi l’armatore porta la barca al centro che provvede alla demolizione, al riciclo dei materiali, alla radiazione della barca dai registri. Il tutto a costo zero. A suo carico solo il trasporto fino al centro di demolizione e con 36 centri a disposizione il trasporto sarà sicuramente abbastanza breve.

Una operazione del genere in Italia, oltre ad eliminare il problema ambientale degli scafi abbandonati, potrebbe portare anche un nuovo sviluppo economico. Infatti dalla demolizione si ottengono diversi prodotti in particolare legno, acciaio e sopratutto vetroresina. La vetroresina riciclata, negli ultimi anni, si sta utilizzando sempre di più. Si usa come inerte nel prodotti cementizi ma, miscelata ad altri materiali, viene usata per gli usi più disparati dai pontili galleggianti alle panchine per i parchi, dai tavoli da picnic alle barriere per i parcheggi ed anche per la costruzione di nuove barche.

Ma ritorniamo ai natanti all’estero. Nel decreto si stabilisce che basta una autocertificazione del proprietario (questo è il modulo) per poter navigare e sostare nelle acque territoriali degli altri paesi.

Come vedete il modulo è solo una mera autocertificazione della proprietà del natante, non collegata a nessuna registrazione e a nessuna marca da applicare sul natante. Se col mio natante provoco un incidente e lo abbandono, nessuno potrà risalire alla mia dichiarazione sostitutiva, quindi cosa cambia rispetto ad oggi? Nulla.

In fondo al modulo c’è poi scritto: “In carta da bollo per uso navigazione in acque territoriali straniere.”

Ora voi immaginate di presentarvi alla frontiera degli USA, con un foglio di carta in cui è scritto: “In carta da bollo per uso ingresso negli USA” cosa pensate che farebbe il doganiere di turno?

Un documento può essere valido solo se concordato con le autorità dei paesi interessati, cosa che sembra non essere stata fatta. Inoltre il modulo è solo in italiano, avrebbe dovuto essere, quantomeno, anche in Inglese, visto che è indirizzato ad autorità estere.

In ogni caso abbiamo provato a chiedere alle Autorità Slovene e Croate se tale modulo sarebbe stato accettato per l’ingresso di natanti italiani non registrati-

La risposta dell’ufficio del turismo Croato (19 febbraio) è stata la seguente:

Per il momento non ci sono cambiamenti, si può andare con il natante. Serve:

Documento d’identità
Cartoncino del motore
Assicurazione
Dichiarazione di conformità

Mentre da parte Slovena non abbiamo ancora avuto risposta, che, comunque, mi pare abbastanza significativo del loro pensiero.

Per chi volesse conoscere meglio la normativa Croata: Navigare in Croazia.

La conclusione è che, per evitare problemi, alla fine molti proprietari di natanti opteranno per spendere 400/500€ ed immatricolare la loro barca sotto la bandiera polacca o slovena.

Soldi che sarebbero potuti entrare nelle casse dello stato se solo si fosse provveduto a fare un registro “light” come quello dei motorini rispetto alle auto.

Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2024 by Redazione

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Author: Redazione

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