Cuba tra crisi e isolamento: l’embargo e il paradosso ONU

Mentre il mondo entra nel 2026, l’isola di Cuba sta attraversando una delle crisi economiche e sociali più profonde dalla rivoluzione del 1959. Al centro di questa tempesta rimane il “bloqueo”: l’embargo commerciale, economico e finanziario imposto dagli Stati Uniti che, da oltre sessant’anni, plasma il destino di milioni di cubani.

bandiera cuba su muro
Foto di David Peterson da Pixabay

La situazione attuale è segnata da una cronica carenza di carburante e da una rete elettrica al collasso. Per oltre due decenni, il Venezuela è stato il partner principale dell’isola, fornendo petrolio a prezzi agevolati in cambio di servizi medici e professionali. Tuttavia, nell’ultimo anno, il Messico ha superato il Venezuela, diventando il primo fornitore di greggio e prodotti raffinati per Cuba. La compagnia statale messicana Pemex ha infatti garantito, in parte come “aiuto umanitario”, quasi la metà delle importazioni cubane nel 2025.

Tuttavia, le sanzioni statunitensi — inasprite all’inizio del 2026 dall’amministrazione Trump tramite l’Executive Order 14380 — hanno reso quasi impossibile l’importazione di petrolio attraverso i canali tradizionali. Questa pressione mira a isolare il governo dell’Avana, ma i suoi effetti colpiscono duramente la vita quotidiana: blackout prolungati, scarsità di generi alimentari e un’inflazione galoppante che sta spingendo migliaia di giovani a lasciare il Paese.

Naturalmente, per l’amministrazione USA l’embargo è uno strumento per “promuovere la democrazia” — una formula già sentita in occasione di guerre e invasioni — ma la comunità internazionale sembra essere di tutt’altro avviso. Praticamente ogni anno, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite vota una risoluzione per chiedere la fine delle sanzioni e, puntualmente, il risultato è quasi unanime. Quasi tutte le nazioni del globo sono contrarie al blocco; solo due stati votano sistematicamente contro la mozione: gli Stati Uniti e Israele.

Il “bloqueo” è un altro esempio della frattura profonda tra la politica interna statunitense e il diritto internazionale, che vede nell’embargo una misura che viola i diritti umani e il principio di sovranità nazionale. Sebbene esistano nel mondo altri stati sotto embargo, questi limiti riguardano, generalmente, solo gli armamenti; nessuno di essi dura ininterrottamente da 65 anni. Di fatto, circa il 90% della popolazione cubana odierna è nata e vissuta sempre sotto il regime delle sanzioni.

Ma l’embargo, da solo, non bastava. Cuba è stata reinserita nella lista statunitense degli Stati sponsor del terrorismo. Questa designazione impedisce al Paese di accedere ai circuiti bancari internazionali e scoraggia gli investimenti stranieri per timore di “sanzioni secondarie”. Inoltre, colpisce uno dei settori vitali per l’economia locale: il turismo. Chiunque visiti l’isola, infatti, perde il diritto di richiedere l’ESTA per entrare negli USA, dovendo affrontare la più complessa trafila per un visto ordinario.

In questo scenario, l’amministrazione Trump ha avanzato la sua “soluzione”: si parla di un “friendly takeover” (un’acquisizione amichevole) dell’isola in cambio di aiuti economici. Come prevedibile, il governo cubano ha denunciato la proposta come un tentativo di violare la propria indipendenza. Mentre la diplomazia USA cerca di forzare un cambiamento di regime, il popolo cubano resta intrappolato tra i problemi del proprio modello economico e la morsa di un embargo che il mondo intero — fatta eccezione per Washington e Tel Aviv — continua a condannare fermamente, ma anche ad ignorare.

 

La questione cubana non è solo un capitolo di storia della Guerra Fredda, ma un’emergenza umanitaria attuale che interpella la nostra coscienza civile. Non possiamo restare indifferenti di fronte a una politica che punisce un intero popolo per decenni.

Cosa puoi fare tu?

  1. Informati e Condividi: La disinformazione è la prima arma dell’embargo. Condividi questo articolo e approfondisci le conseguenze del blocco consultando i report ufficiali di Amnesty International e le risoluzioni dell’Assemblea Generale ONU.
  2. Sostieni il Turismo Etico: Se ne hai la possibilità, visita Cuba. Nonostante le restrizioni sull’ESTA, il tuo supporto diretto a piccoli proprietari di case particular e paladares (ristoranti privati) è ossigeno puro per le famiglie cubane che lottano per l’autonomia.
  3. Firma le Petizioni Nazionali e Internazionali: Unisciti alle campagne che chiedono la rimozione di Cuba dalla lista degli “Stati Sponsor del Terrorismo”. Fai sentire la tua voce affinché il diritto internazionale torni a prevalere sugli interessi politici di parte.
  4. Chiedi conto alle Istituzioni: Scrivi ai tuoi rappresentanti politici affinché l’Unione Europea mantenga una posizione ferma e autonoma di dialogo e cooperazione con Cuba, respingendo l’applicazione extraterritoriale delle leggi statunitensi.

Il cambiamento nasce dalla consapevolezza. Non lasciare che il silenzio diventi complicità.

 

Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio 2026 by Redazione

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Author: Redazione

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